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Federico Contini

Libri

LITTLE BETS – Peter Sims

ottobre 2, 2018

Questo libro, che ho conosciuto guardando un video del saggio Montemagno (google per chi non lo conoscesse) appartiene al genere di quella che definirei “narrativa economica” ed è una piccola perla che dovrebbe essere nella libreria di ogni professionista, un piccolo concentrato di mantra disruptive necessari per qualsiasi ambito dove un lateral-thinking faccia la differenza. 

Quindi pressoché ovunque. 

Il sottotitolo in copertina è anche il cardine attorno al quale ruota tutto il comparto argomentativi dell’autore: “come le idee rivoluzionarie emergano dalle piccole scoperte”.

A questo punto tocca, come al solito, fare una piccola premessa riguardo all’autore. 

Peter Sims è co-autore del Wall Street Journal, scrive per Fortune e TechCrunch e possiede un MBA a Stanford, dove tiene ad oggi corsi di leadership; più tutta una serie di altre onorificenze che potete trovare nell’ultima pagina del libro. Insomma, non il primo pincopallino, ma una persona che grazie alla sua caratura intellettuale ha avuto la possibilità di approfondire il lavoro e confrontarsi con molte delle personalità più influenti e disruptive dell’ultimo ventennio. I vari Jef Bezos e compagnia bella per capirci.

Ed ecco, dunque, che il libro inizia con una serie di analisi trasversale nei settori più disparati del processo creativo delle menti più brillanti: leggiamo della storia di come il tizio maestro della stand-up comedy utilizzi un approccio a tentoni per individuare quale sia il materiale che davvero scateni l’ilarità del pubblico. O ancora del tizio colonnello  dei Navy Seals che rivoluziona l’approccio della strategia militare statunitense perché il modello standardizzato si rivela inefficace, oppure ancora del caio con un certificato di calligrafia che rileva un’azienda pensando  di produrre hardware mentre finisce per dare vita alla casa di animazione cinematografica più famosa di tutti i tempi. Avete capito di chi sto parlando?

Il libro scorre fluentemente così, prendendo in esame cosa effettivamente porti allo sviluppo di una idea di successo smentendo una volta per tutte il mito che serva un lampo di genio fin da subito in cui convogliare completamente i propri sforzi e risorse. Il tutto condito con studi sperimentali di psicologia a riprova di queste tesi, giusto per non lasciare adito a discussioni ulteriori. 

E’ un libro che si legge d’un fiato, scritto con maestria e altamente stimolante. Va a fondo nei processi dell’ innovazione costringendo il lettore, quasi forzatamente, ad assumere un punto di vista differente. Ma non si limita questo: spiega anche da cosa questo “pensiero collateralmente creativo” derivi e come fare ad allargare i propri orizzonti di giudizio per un approccio sistematico alla vita e alla carriera professionale. 

Insomma, un must-have, grande come un breviario ma pregno di spunti creativi e soprattutto pratici. Solo in inglese. 

     Federico Contini

Libri

HOMO DEUS – Yuval Noah Harari

luglio 25, 2018

 Che banalità. 

E’ quello che state pensando. Riesco a percepirlo, è palpabile.

Anche voi potevate aspettarvelo, d’altro canto…Ma non potevo inaugurare questa rubrica di recensioni se non partendo da lui, Homo Deus, di Yuval Harari, uno dei libri meglio scritti e soprattutto assemblati che mi sia capitato sotto mano da che ho memoria; un saggio di storia (futura) con tutti gli attributi per diventare un manuale scolastico a conclusione del programma.

Il libro è il prosieguo di “Sapiens- A Brief History Of Human Kind” (ndr. altro trattato storico che guarda al passato dal punto di vista delle scienze naturalistiche) e ipotizza, dopo un’analisi accuratissima dello stato attuale delle cose, la direzione che prenderà la nostra civiltà. “Sapiens ci ha mostrato da dove veniamo. Homo Deus ci mostrerà dove stiamo andando.” recita il frontespizio.

L’assioma da cui tutto prende forma con cui l’autore inaugura le prime pagine è molto semplice: tutto quello contro cui l’umanità ha lottato per secoli dilapidando capitali enormi e per molto tempo con risultati irrisori, non esiste più: oggigiorno carestie pestilenze e guerre o non esistono più o sono problemi marginali. Ci avete mai pensato? Io no, francamente, ma è una verità così lampante e travolgente che realizzarla così d’un tratto fa sentire stupidi. Ora l’agenda dell’umanità ha segnate delle task totalmente diverse: la felicità, la realizzazione personale, sopravvivere nella storia o, addirittura, perchè no, diventare una divinità.  E non mi dilungo oltre in quello che potrebbe essere un’odioso spoiler da rovinarvi la lettura. 

Qualche riga più in alto ho definito questo libro come fra i meglio assemblati, e spiego subito il perché. Qui subentra l’elemento fatidico che rivoluziona l’intero gioco della saggistica contemporanea. La scoperta che alza l’asticella nel gioco come la schiacciata a canestro, il passaggio avanti nel rugby o la tecnica di tagliare i capelli per cui tieni la ciocca fra le dita e tagli sopra: la mente superiore di Yuval Harari. 

Lui è dottore in Storia ad Oxford; e insegnante a Gerusalemme. Quello che riesce a fare scrivendo è un’opera quasi miracolosa, non è semplicemente “uno che ne sa un sacco”. Diciamo così: Harari visualizza nel suo cervello tutta la sua conoscenza mastodontica di psicologia, filosofia e storia. Ecco. 

Quando arriva il momento di comporre riesce a mescolarle insieme, in un equilibrio logico perfetto, dove cause si intersecano a conseguenze che a loro volta si susseguono, mentre la nostra lettura procede cristallina, argomentazione dopo argomentazione. Ogni pagina che leggi la comprendi, perché hai compreso quella precedente e con lei capirai quella successiva, senza spazio per campanilismi culturali o faziosità politiche. Un quadro magnifico. 

E’ un libro che parla di tecnologia, anche, e di come questa si stia facendo così presente e assillante nelle nostre vite, sebbene a volte così complessa da decifrare. Ma soprattutto il libro parla di come evolviamo noi, insieme alla tecnologia. Del perché compiamo certe scelte, sempre che di scelte si tratti. Di cosa succederebbe se non le prendessimo e di dove ci stiano conducendo.

650 pagine. E’ un mattone: non lo leggi distrattamente sul tram. E’ un libro che affronti, che appunti, che studi e che consumi. E anche il libro dell’anno per il “Guardian”.

Federico Contini