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Matteo Tomiazzo

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LA “NAVICELLA” DA 1080Km/h

luglio 24, 2018

Si ma cosa vai a fare li Matteo? Ma ti pare? La prossima volta vai in America a studiare visto che hai voglia di fare chilometri no?
Queste furono le prime parole di mia madre quando le proposi Digital Management. Queste furono le sue prime parole soprattutto dopo aver sentito parlare di “Roncade” , “Sile” e di “60km.

Ma mamma sai che gli anni 20 son passati ormai? Hyperloop, mai sentita nominare questa parola?
Ebbene si, queste furono le mie prime parole in risposta alle “provocazioni” di mia madre. Forse un po’ dure, senza mezzi termini, ma di notevole importanza. Da quella volta, finalmente, iniziai a parlargliene seriamente. È passato un anno ed eccomi qui, in mezzo ai campi, tra Roncade ed il Sile a 120km di distanza da casa andate e ritorno.

Torniamo un attimo indietro però. So che Hyperloop è una parola che sicuramente tutti voi conoscete, ma per rispondere a tutte quelle mamme che, come la mia, hanno mille preoccupazioni per i figli che vogliono spostarsi lontano da casa, mi limiterò a dare una descrizione delle mie.

Hyperloop è un treno. Che senso ha costruire un treno se ne abbiamo già da un centinaio di anni?
Ma se fosse un treno che sfrutta la levitazione magnetica e che non utilizza nessun tipo di carburante? Ma se fosse un treno senza rotaie fisse, senza ruote e che viaggia all’interno di un tubo? Si, a questo punto, penso abbia senso costruire un nuovo treno anche se ne abbiamo già ormai da un centinaio di anni.

Questa “navicella”, come la chiama mia madre, (non vi dico come la chiama mio nonno perché sarebbe necessario aprire un capitolo a parte), è capace di raggiungere i 1080km/h viaggiando sottoterra e sotto l’acqua e consente inoltre di ridurre a 0 la percentuale di incidenti.

E se vi state ancora chiedendo, per quelli (spero pochetti) che non hanno ancora provato l’ebrezza di “montarci su”, come sia possibile che la navicella funzioni a levitazione magnetica; beh… sfrutta bobine posizionate in una singola “rotaia” che producono un campo magnetico uguale in modulo ma contrario in verso rispetto a quello prodotto dal magnete posto sotto il treno che così facendo lo alzano da terra. In parole povere è come se la singola rotaia avesse un magnete uguale sia di grandezza che di forza magnetica rispetto a quello posto sotto il treno. Due magneti uguali non si attraggono ma si respingono con una forza molto difficile da rompere.

Ecco, dopo tutti questi termini tecnici non pensate che io sia uno scienziato, un fisico e nemmeno un geniaccio. Sono solo uno che si appassiona a cose strane, senza, la maggior parte delle volte, capirci qualcosa.

Ma veniamo a noi e torniamo al discorso iniziato con mia madre. Sono 60km. Tratta Padova – Roncade, H-Farm. 15 minuti. Si dai, scherzo… sono 7. Neanche tempo di salire che devi già scendere. Ecco, qui mi aspetto facce sconvolte, occhi aperti che neanche civette in piena notte e bocche allo stile Munch. Si, tutto bellissimo, sconvolgente per carità, ma il tempo per studiare prima degli esami? Quello per completare gli esercizi assegnati all’ultimo secondo? Dove va a finire? Come faremo adesso?