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HOMO DEUS – Yuval Noah Harari

luglio 25, 2018

 Che banalità. 

E’ quello che state pensando. Riesco a percepirlo, è palpabile.

Anche voi potevate aspettarvelo, d’altro canto…Ma non potevo inaugurare questa rubrica di recensioni se non partendo da lui, Homo Deus, di Yuval Harari, uno dei libri meglio scritti e soprattutto assemblati che mi sia capitato sotto mano da che ho memoria; un saggio di storia (futura) con tutti gli attributi per diventare un manuale scolastico a conclusione del programma.

Il libro è il prosieguo di “Sapiens- A Brief History Of Human Kind” (ndr. altro trattato storico che guarda al passato dal punto di vista delle scienze naturalistiche) e ipotizza, dopo un’analisi accuratissima dello stato attuale delle cose, la direzione che prenderà la nostra civiltà. “Sapiens ci ha mostrato da dove veniamo. Homo Deus ci mostrerà dove stiamo andando.” recita il frontespizio.

L’assioma da cui tutto prende forma con cui l’autore inaugura le prime pagine è molto semplice: tutto quello contro cui l’umanità ha lottato per secoli dilapidando capitali enormi e per molto tempo con risultati irrisori, non esiste più: oggigiorno carestie pestilenze e guerre o non esistono più o sono problemi marginali. Ci avete mai pensato? Io no, francamente, ma è una verità così lampante e travolgente che realizzarla così d’un tratto fa sentire stupidi. Ora l’agenda dell’umanità ha segnate delle task totalmente diverse: la felicità, la realizzazione personale, sopravvivere nella storia o, addirittura, perchè no, diventare una divinità.  E non mi dilungo oltre in quello che potrebbe essere un’odioso spoiler da rovinarvi la lettura. 

Qualche riga più in alto ho definito questo libro come fra i meglio assemblati, e spiego subito il perché. Qui subentra l’elemento fatidico che rivoluziona l’intero gioco della saggistica contemporanea. La scoperta che alza l’asticella nel gioco come la schiacciata a canestro, il passaggio avanti nel rugby o la tecnica di tagliare i capelli per cui tieni la ciocca fra le dita e tagli sopra: la mente superiore di Yuval Harari. 

Lui è dottore in Storia ad Oxford; e insegnante a Gerusalemme. Quello che riesce a fare scrivendo è un’opera quasi miracolosa, non è semplicemente “uno che ne sa un sacco”. Diciamo così: Harari visualizza nel suo cervello tutta la sua conoscenza mastodontica di psicologia, filosofia e storia. Ecco. 

Quando arriva il momento di comporre riesce a mescolarle insieme, in un equilibrio logico perfetto, dove cause si intersecano a conseguenze che a loro volta si susseguono, mentre la nostra lettura procede cristallina, argomentazione dopo argomentazione. Ogni pagina che leggi la comprendi, perché hai compreso quella precedente e con lei capirai quella successiva, senza spazio per campanilismi culturali o faziosità politiche. Un quadro magnifico. 

E’ un libro che parla di tecnologia, anche, e di come questa si stia facendo così presente e assillante nelle nostre vite, sebbene a volte così complessa da decifrare. Ma soprattutto il libro parla di come evolviamo noi, insieme alla tecnologia. Del perché compiamo certe scelte, sempre che di scelte si tratti. Di cosa succederebbe se non le prendessimo e di dove ci stiano conducendo.

650 pagine. E’ un mattone: non lo leggi distrattamente sul tram. E’ un libro che affronti, che appunti, che studi e che consumi. E anche il libro dell’anno per il “Guardian”.

Federico Contini